Deontologia

Aloise&Partners: l’importanza e la responsabilità di essere Dottori Commercialisti

I Professionisti di Aloise&Parners si attengono al Codice Deontologico dei Dottori Commercialisti ed ai valori di Integrità, Obiettività, tutela dell’Interesse Pubblico, Competenza, Diligenza, Decoro, Indipendenza, Riservatezza 

statua

Il professionista ha il dovere e la responsabilità di agire nell’interesse pubblico al corretto esercizio della professione. Soltanto nel rispetto di tale interesse egli potrà soddisfare le necessità del proprio cliente (art.5).

Il comportamento del professionista deve essere consono alla dignità, all’onore, al decoro e all’immagine della professione, anche al di fuori dell’esercizio della stessa. Esso deve essere altresì conforme al dovere di lealtà nello svolgimento dell’attività professionale (art.11)

Il contributo di un grande collega a cui Aloise&Partners si ispira

Enrico Gustarelli

Il decalogo della Professione di Dottore Commercialista

  1. La professione è vocazione: segnata nel nostro D.N.A.
  2. La professione è scienza: elaborata senza requie dalla nostra mente.
  3. La professione è tecnica: aggiornata continuamente dal nostro studio.
  4. La Professione è arte: stimolata e vivificata dalla nostra intuizione.
  5. La professione è etica, comandata dalla nostra coscienza.
  6. Il cliente è uomo: da conoscere ed apprezzare nella sua ineludibile singolarità.
  7. Il cliente è amico, da accettare coi suoi dubbi e colle sue indecisioni.
  8. Il cliente è partner, da coinvolgere nella esperienza e nella dialettica.
  9. L’impresa è struttura: da comprendere nella sua essenza.
  10. L’impresa è movimento: da vivere insieme da suo interno.

Articolo tratto dalla rivista “Accademia del Dottore Commercialista” del dicembre 1994

È maturato in me il convincimento che nessuna attività umana, comunque esercitata, in qualsiasi stadio d’organizzazione e con qualsiasi sua finalizzazione, può prescindere da una “concezione morale” della vita, che, comunque, sia recepita da ciascuno di noi e che sempre sia presente e latente nella nostra coscienza.

Senza di essa, qualsiasi comunità non solo “perde di valore” ma nessuna legge potrà ottenere un comportamento corretto, indispensabile affinché la comunità si sviluppi, cresca e non si disgreghi, s’immiserisca e muoia.

Ogni ambizione, per essere costruttiva, deve essere proporzionata al valore di ogni uomo e deve essere condizionata al senso morale della propria coscienza. Il momento storico, così drammaticamente vissuto da tutto il mondo, può – è questa la mia opinione – essere superato solo se ciascun individuo sarà capace di far prevalere, nel proprio intimo, i valori ineludibili del “comportamento etico” e dei “principi morali”, e non quelli del proprio egoismo e della propria volontà di dominio.

Riecheggia il monito di I. Kant “opera come se il tuo comportamento dovesse diventare legge universale”. Solo un lavacro personale di tutte le coscienze può consentire di superare il “grande buio” che l’obnubilamento delle coscienze stesse ha creato in questo ultimo decennio, in noi e attorno a noi.

L’economia – ammesso che sia una scienza – è una scienza sociale; studia i rapporti tra gli uomini che producono ricchezza e consentono la diffusione del benessere. Ogni comunità deve valorizzare queste energie individuali, stabilendo precise regole che non le modifichi, non le condizioni e non le distrugga ma, al contrario, le esalti, le premi e ne consenta l’affermazione, stabilendo però i limiti da rispettare affinché la vita economica si svolga in modo ordinato, civile e non selvaggio.

L’impresa è il centro della produzione della ricchezza: ma è anche un centro di formazione della persona umana; una comunità in cui ciascuno deve poter trovare la realizzazione della propria vocazione. Per questo, prima di essere un centro di produzione economica, è un centro di educazione umana.

In questo contesto, l’etica diviene una componente essenziale nella conduzione dell’impresa, in quanto comunità di uomini, i quali nell’impresa, come nella vita, devono improntare il loro comportamento a quei principi morali che dovrebbero essere in loro radicati.

L’etica nell’impresa, quindi, deve permeare tutte le attività della stessa. In quanto rivolta “sia all’interno che all’esterno”, ai protagonisti non solo del ciclo economico ma della vita stessa di ogni comunità.

L’etica, che è comportamento, significa quindi “rigore in tutte le fasi della realtà aziendale”; nella produzione (qualità totale), nella distribuzione (promozione corretta), nell’approvvigionamento (mantenimento degli obblighi contrattuali), nell’informazione (ostensione della realtà patrimoniale, economica e finanziaria dell’azienda) e nella finanza (lealtà nei rapporti con gli istituti di credito).

Altre interrelazioni possono agevolmente essere aggiunte, secondo l’esperienza di ognuno.

Questa riflessione ha una sua logica conclusiva: l’etica non è componente posticcia che, in quanto moda, si possa abbinare all’economia. Ma l’economia – se e in quanto scienza sociale e, quindi, scienza degli uomini – è una realtà etica che, quando perde questa connotazione, degenera essa stessa sia negli studi della macroeconomia, sia nella realtà della microeconomia, e non raggiunge le sue finalità essenziali, che non sono solo quelle della realizzazione di un reddito ma sono quelle della creazione della ricchezza, della diffusione del benessere e, soprattutto, della formazione dell’educazione di tutti coloro che agiscono nella comunità aziendale.

Concludo ricordando un aforisma di H. Coben “l’etica è una scienza pura, in quanto considerata il dover essere come condizione e possibilità del volere” e un altro di Aristotele “la felicità consiste nel vivere conformemente alla virtù, solo così possiamo essere felici e possedere il sommo bene”. È sempre di Aristotele “chi, essendo degno di piccoli onori, si ritiene di meritarmi dei grandi è biasimevole: è, infatti, cosa dissennata e non è bello ottenere di più del merito”.

Se è vero che la vita è un bene per natura, questo bene non deve essere distrutto dall’incapacità di volere il bene stesso. E se è vero, come insiste Aristotele, che la felicità consiste nel vivere secondo i principi della virtù – ed io aggiungo, secondo i principi ineludibili della morale – solo la mancanza di un minimo di saggezza può aver portato il nostro secolo a questa aberrazione e ottundimento delle coscienze, che la forza della vita e la gioia di vivere non potrà che riscuotere, così da convincere ciascuno di noi che solo il comportamento corretto di ognuno può innestare quel circolo virtuoso necessario affinché la nostra vita costituisca “esempio per gli altri” e di alla stessa un significato che la renda “degna di essere vissuta”.

Marcello Morandini

Marcello Morandini nasce a Mantova nel 1940 e abita a Varese dal 1947.
È uno dei maggiori rappresentanti dell’Arte Concreta in Europa. Inizia la sua attività nel 1964 con una personale curata da Germano Celant; nel 1967 è invitato alla IX Biennale di San Paolo in Brasile e nel 1968 con una sala personale alla XXXIV Biennale Internazionale di Venezia. Nel 1972 realizza una retrospettiva alla Kestnergesellschaft di Hannover. Nel 1977 è invitato a Documenta 6 di Kassel. Negli anni Ottanta collabora con studi di architettura a Singapore e a Kuala Lumpur in Malaysia. Nel 1984 progetta in Germania la facciata di 220 metri della fabbrica di porcellane Thomas a Speichersdorf. Dal 1984 al 1986 allestisce esposizioni personali in diversi musei: Tokyo, Bochum, Verona, Darmstadt, Mannheim, Helsinki.
Nel 1988 progetta una scultura di 40 metri, come simbolo esterno del museo di Ingolstadt. Nel 1993 allestisce una mostra antologica di arte e design al Museo Die Neue Sammlung di Monaco e al Palacio Galveias di Lisbona nel 1994. Dal 1995 al 1997 è docente di arte e design all’Accademia estiva di Salisburgo; dal 1997 al 2001 all’Ecal di Losanna e nel 2003 all’Accademia di Brera di Milano. Nel 2004 viene eletto membro onorario della Royal Society of Arts di Londra. Il Wilhelm-Hack-Museum di Ludwigshafen gli dedica 3 importanti mostre personali e gli commissiona inoltre una scultura di 10 metri per la piazza del museo. Nel 2005 inaugura con una mostra personale il nuovo Ritter Museum a Waldenbuch. Nel 2007 progetta l’architettura del centro culturale “Das kleine Museum” a Weissenstadt in Germania. Nel 2008 il Museo Ca’ Pesaro di Venezia organizza una sua importante esposizione, poi trasferita l’anno successivo al Neues Museum di Nürnberg.
Nel 2010 inaugura una sua scultura di 11 metri, come simbolo dell’Europäisches Industriemuseum di Plößberg e realizza inoltre una retrospettiva alla Casa del Mantegna di Mantova. Nel 2014 è presente con una mostra personale al Kunstmuseum di Bayreuth e una importante retrospettiva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nella prima metà del 2017 allestisce una completa retrospettiva al Museo MA*GA di Gallarate e all’inizio del 2018 una importante mostra alla Scuola Grande della Misericordia di Venezia. Nel 2019 pubblica il suo importante Catalogo Ragionato edito da Skira. Nel 2024 riceve il Premio alla Carriera dalla Fondazione VAF del MART di Rovereto e nel 2025 è protagonista di una grande e importante mostra personale presso la storica Galleria Mazzoleni di Torino.
Attualmente si occupa del museo Fondazione Marcello Morandini e della ristrutturazione della sua sede in Varese, con l’obiettivo di realizzare un centro per l’Arte Concreta e Costruttiva internazionale in Italia.

Morandini indaga diversi tipi di temi e di movimento nello spazio (torsione, tensione, espansione, sovrapposizione) e traduce le sue indagini nel mondo della geometria, servendosi del linguaggio bidimensionale e tridimensionale e affidando lo sviluppo dell’opera alla certezza della matematica.
La base concettuale imprescindibile per lui è che tutto ciò che ci circonda possa essere inteso come “vivibile”. Morandini dà vita ad un mondo di forme nelle più diverse scale, dalla grafica alla scultura, dall’architettura al design, assolutamente originale, coerente e riconoscibile.

767A-2024

Esemplare 13/50.

Edizione Fondazione Marcello Morandini, Varese

Esposizioni personali:

2025, Varese, Fondazione Marcello Morandini

Esposizioni collettive:

2025, Karlsruhe, Fiera Art Karlsruhe

Collocazione:

Varese, Fondazione Marcello Morandini (PdA)

751A-2023

Esemplare 41/50.

Edizione Fondazione Marcello Morandini, Varese

Esposizioni personali:

2025, Varese, Fondazione Marcello Morandini

Esposizioni collettive:

2025, Karlsruhe, Fiera Art Karlsruhe

Collocazione:

Varese, Fondazione Marcello Morandini (PdA)

739A-2022

Esemplare 35/50.

Edizione Fondazione Marcello Morandini, Varese

Esposizioni personali:

2025, Varese, Fondazione Marcello Morandini

Esposizioni collettive:

2025, Karlsruhe, Fiera Art Karlsruhe

Collocazione:

Varese, Fondazione Marcello Morandini (PdA)

760-2024

Esemplare 3/60.

Edizione Fondazione Marcello Morandini, Varese

Esposizioni personali:

2025, Varese, Fondazione Marcello Morandini

Esposizioni collettive:

2025, Karlsruhe, Fiera Art Karlsruhe

740-2022

Esemplare 29/99.

Edizione Fondazione Marcello Morandini, Varese

Esposizioni personali:

2025, Varese, Fondazione Marcello Morandini

Esposizioni collettive:

2025, Karlsruhe, Fiera Art Karlsruhe

671-2018

Esemplare 16/25.

Esposizioni personali:

2025, Varese, Fondazione Marcello Morandini

522-2007

Esemplare unico.

Esposizioni personali:

2010 (p), Bergamo, Arte Fiera; 2025, Varese, Fondazione Marcello Morandini

297B-1987

Esemplare unico.

Esposizioni personali:

2011, Milano, Miart; 2013, Ladenburg, Galerie Linde Hollinger; 2014, Bayreuth, Kunstmuseum Bayreuth; 2016, Verona, ArtVerona; 2017, Gallarate, Museo MA*GA; 2025, Varese, Fondazione Marcello Morandini

Bibliografia:

2011 (p), Seregno, p. 30; 2012 (p), Roma, p. 20; 2014 (p), Roma, p. 55, II, III, IV ristampa p. 69; 2017 (p), Gallarate, pp. 116-117

Carpe Diem

Mi viene spontaneo il pensare al fatto che il nostro pianeta sia come un granello di sabbia nell’immensità dell’Universo e di riflettere sul suo destino. Sul quale anche noi incidiamo negativamente con i nostri comportamenti irresponsabili. Si susseguono allora dubbi e speranze. La terra è destinata all’autodistruzione? Spero proprio di no……

È il momento di arrivare a quella consapevolezza necessaria che ci spinga ad agire per il bene dell’umanità perché restando in attesa il mondo soffoca, viene schiacciato sotto il peso della noncuranza e dell’indifferenza. Ogni secondo è importante (“CARPE DIEM”), ogni secondo conta.

Eva Hodinovà

Universo

Di certo, l’enigma più grande e straordinario, ancora più che l’universo, è la nostra mente, di cui ancora sappiamo tanto poco, molto meno di quello che essa ha capito dell’universo.

Margherita Hack

Pietra Filosofale 

Innanzitutto, la forma circolare che rammenta il Sole e i pianeti che vi ruotano attorno e quindi quell’Universo che da noi è maggiormente conosciuto. Poi la parte increspata delle ceramiche fa pensare ad un improvviso sommovimento che sta per rivelarsi repentinamente.

A questa parte concreta l’artista abbina nel lembo sottostante alcuni colori trasparenti come se derivassero da una rivelazione luminosa, traslucente, inaspettata, lontana da ogni possibile schema precostituito.

Non siamo alla alchimia della Lapis Philosophorum, ma l’effetto è seducente e sembra trasportarci per un attimo in un mondo sconosciuto.

Ettore Ceriani

Pietra Filosofale

Inutile sottolineare che il triplo potere è stato cercato da tanti nel corso dei secoli, ma nessuno è riuscito ad acquisire, seppure in minima parte, questa intrigante capacità alchemica.

Ora a provarci è Eva Hodinovà, ma la sua è solo una pretesa artistica: tentare di fornire un’immagine attinente ad una possibile pietra filosofale o che faccia sorgere nelle menti degli osservatori un possibile collegamento con la stessa.

Mi sembra che ci sia riuscita e nelle sue plastiche invenzioni siano diversi gli elementi sitivi.

Ettore Ceriani

Pietra Filosofale

Se andiamo ad esaminare la lunga ed articolata storia dell’Umanità possiamo notare come la stessa tenda spesso a rifuggire dalle dure evidenze della realtà dando credito a leggende che, nate nell’interiorità, finiscono per tramutarsi nel tempo in persistenti illusioni.

Una di queste è sicuramente la Pietra Filosofale che stando alle aspettative, potrebbe fornire -a seconda dei casi – un Elisir di lunga vita, far acquisire l’onniscienza, ovvero la conoscenza assoluta del bene e del male oltre che del passato e del futuro, permettere di tramutare in oro i metalli vili.

Ettore Ceriani

Pietra Filosofale

Carl Gustav Jung, in particolare, vedeva nella pietra filosofale la metafora dello sviluppo psichico di ogni essere umano, la forza che lo spinge verso la propria identità attraverso una sempre maggiore differenziazione.

L’universo è l’unico quadro in cui la parte più interessante e misteriosa si trova al di là della cornice.

Fabrizio Caramagna

Pietra Filosofale

“Una poetica, suggestiva e affascinante ipotesi cosmologica per dare corpo alla misteriosa pietra filosofale”

Alfonso Paolella

Radici delle Future Germinazioni

L’opera “Radici delle Future Germinazioni” allude al ciclo di vita, simboleggia l’energia vitale e creatrice della terra. La nostra sfida è quella di conservare e proteggere l’ambiente e le risorse naturali. La consapevolezza per ricreare un mondo migliore è data dall’insegnamento della natura stessa, la natura che si riappropria del suo ambiente per generare vita.

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare. (Andy Warhol)

Universo e pietra filosofale

La pietra filosofale di Eva

“Una poetica, suggestiva e affascinante ipotesi cosmologica per dare corpo alla misteriosa pietra filosofale”

Alfonso Paolella

__________

Se andiamo ad esaminare la lunga ed articolata storia dell’Umanità possiamo notare come la stessa tenda spesso a rifuggire dalle dure evidenze della realtà dando credito a leggende che, nate nell’interiorità, finiscono per tramutarsi nel tempo in persistenti illusioni.

Una di queste è sicuramente la Pietra Filosofale che stando alle aspettative, potrebbe fornire -a seconda dei casi – un Elisir di lunga vita, far acquisire l’onniscienza, ovvero la conoscenza assoluta del bene e del male oltre che del passato e del futuro, permettere di tramutare in oro i metalli vili.

Inutile sottolineare che il triplo potere è stato cercato da tanti nel corso dei secoli, ma nessuno è riuscito ad acquisire, seppure in minima parte, questa intrigante capacità alchemica.

Ora a provarci è Eva Hodinovà, ma la sua è solo una pretesa artistica: tentare di fornire un immagine attinente ad una possibile pietra filosofale o che faccia sorgere nelle menti degli osservatori un possibile collegamento con la stessa.

Mi sembra che ci sia riuscita e nelle sue plastiche invenzioni siano diversi gli elementi sitivi.

Innanzitutto, la forma circolare che rammenta il Sole e i pianeti che vi ruotano attorno e quindi quell’Universo che da noi è maggiormente conosciuto. Poi la parte increspata delle ceramiche fa pensare ad un improvviso sommovimento che sta per rivelarsi repentinamente.

A questa parte concreta l’artista abbina nel lembo sottostante alcuni colori trasparenti come se derivassero da una rivelazione luminosa, traslucente, inaspettata, lontana da ogni possibile schema precostituito.

Non siamo alla alchimia della Lapis Philosophorum, ma l’effetto è seducente e sembra trasportarci per un attimo in un mondo sconosciuto.

Ettore Ceriani

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Di certo, l’enigma più grande e straordinario, ancora più che l’universo, è la nostra mente, di cui ancora sappiamo tanto poco, molto meno di quello che essa ha capito dell’universo.

Margherita Hack

__________

Carl Gustav Jung, in particolare, vedeva nella pietra filosofale la metafora dello sviluppo psichico di ogni essere umano, la forza che lo spinge verso la propria identità attraverso una sempre maggiore differenziazione.

L’universo è l’unico quadro in cui la parte più interessante e misteriosa si trova al di là della cornice.

Fabrizio Caramagna

Eva Hodinovà

Note biografiche:

Eva Hodinovà, nata a Praga (Rep.Ceca), si è trasferita in Italia nel 1968. Diplomata presso Pragoděv di Praga (1964). Ha frequentato l’Atelier di František Emler a Praga e in Italia l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha partecipato a corsi di incisione, restauro, affresco murale e ceramica Raku.

Molti i concorsi cui ha partecipato ottenendo premi nazionali e internazionali. Al suo attivo ha l’allestimento di oltre 100 mostre personali e 370 mostre collettive a Milano, Novara, Varese, Gallarate, Salsomaggiore Terme, Ragusa, Bergamo, Piacenza, Busto Arsizio, Malpensa, Legnano, Tradate, Sarnano Terme, Arona, Lago D’Orta, San Remo, Stresa, Albissola Marina, Roma, Lecce, Gallipoli, Francia (Arcachon, Parigi), Svizzera (Zofingen, Zurigo, Agno, Vallemaggia), Montecarlo, Rep.Ceca (Praga, Brno, Vinor), Argentina (prov.Corrientes), Rep. Dominicana (Santo Domingo), Inghilterra (Manchester), Polonia (Crosno).

Eva Hodinovà ha eseguito murales ad Orta San Giulio fraz. Legro (Paese dipinto).

Dal 1980 al 2016 ha gestito “Centro Culturale Angerese” e Galleria “Studio d’Arte Liberty “di Angera. È socio di”Atelier Capricorno” di Cocquio Trevisago. Fa parte di “Associazione liberi Artisti della provincia di Varese”e di“Association of Ceramics Artists SVUK”- Praga Czech Rep. È socio del“Museo della Permanente” Milano.

Inserita nella Collezione Sgarbi nella raccolta delle Stampe e dei Disegni. Pubblicazione nel libro d’arte “Gli artisti nella Collezione Sgarbi”.

Note critiche:

Alessandra Benabbi, Elio Bertozzi, Adriana Bolchini, Corrado Bordobi, Giuseppe Bosich, Siro Brondoni, Clara Castaldo, Ettore Ceriani, Everardo Dalla Noce, Antonino De Bono, Lucio Del Gobbo, Giorgio Falossi, Carlo Franza, Norberto Furlani, Carlo A. Gianinazzi, Adriano Guarneri, Angelo Mistrangelo, Mario Monteverdi, Donatella Muffato, Andrea Nannia, Fabrizia Buzio Negri, Barbara Romano, Giorgio Rota,  Plinio Sidoli, Luigi Stadera, Luigi Valerio, Svatava Vynal, Antonella Visconti, Rebecca Rodin, Eva Kratkà, Laura Tirelli, Josef Dvorsky, Marie Martykanova, Zdenek Freisleben, Lara Treppiede, Alessio Magnani, Silvia Ceffa, Lara Scandroglio, Matteo Bollini, Vittorio Sgarbi, Alfonso Paolella …